Nuovo tornado in Oklahoma, altri 14 morti, oltre 100 feriti

Tornado Outbreak Slams Through OklahomaDopo il terribile tornado che il 20 maggio scorso aveva causato 24 morti in Oklahoma, nella stessa area è tornato ad abbattersi un nuovo distruttivo tornado che ha causato altri 14 morti. Piena emergenza negli Stati Uniti, la stagione degli uragani è ancora all’inizio.

Catene di pneumatici e tubi per fermare gli uragani, un’idea al vaglio

Dopo il terribile bilancio di morti e i tremendi danni all’economia apportati dall’uragano Sandy una nuova idea sotto i riflettori, in un certo senso pazzesca, ma non ancora invalidata: delle lunghissime catene di pneumatici che sorreggono enormi tubi nelle profondità marine, per rimescolare le acque e far sì che la temperatura in superficie si mantenga sotto i 26,5 gradi, al fine di disinnescare il rischio uragani.

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Uragano Sandy, 17 morti, tutti gli aggiornamenti sulla catastrofe naturale

uragano sandySi inseguono gli aggiornamenti sull’uragano Sandy che sta spazzando gli Stati Uniti. Mentre l’acqua comincia a calare a Lower Manhattan, per la catastrofe naturale si contano 17 morti (16 negli States e 1 in Canada), 6,2 milioni di persone prive di corrente elettrica, altri 60 milioni di abitanti della costa est potenzialmente a rischio. Ecco tutti gli aggiornamenti sulla catastrofe naturale che si sta abbattendo sul Nord America.

Disastri naturali, il 2011 è l’anno più costoso della storia

Tra tutti gli anni in cui si sono succeduti dei disastri naturali, se si potesse quantificare economicamente il costo di ognuno scopriremmo che il 2011 è stato quello più costoso di tutti. E l’aspetto peggiore è che quasi tutti c’entrano, direttamente o indirettamente, con l’uomo. Un esempio su tutti? Il disastro di Fukushima. I terremoti ci sono sempre stati, gli tsunami pure, ma mai nessuno era stato così devastante come quello giapponese del marzo di un anno fa, dato che è stato aggravato dall’incidente alla centrale nucleare presente sulla costa.

Barriere coralline, le più colpite dal riscaldamento globale

coralli-riscaldamento-globaleAlcune specie, sia tra quelle animali che tra quelle vegetali, si abituano più rapidamente ai repentini cambiamenti climatici cui è sottoposto il nostro pianeta a causa del riscaldamento globale. Altre scompaiono. O sono in grave pericolo. Tra queste la barriera corallina risulta essere tra le più sensibili e tra le più colpite dai mutamenti climatici.

L’acidificazione degli oceani ne mette infatti a rischio la composizione strutturale, la violenza sempre maggiore di uragani e tempeste ne impedisce il recupero e contrasta la capacità dei coralli di ritrovare un equilibrio e di porre rimedio ai danni subiti, ricostituendosi.

Uragani, più ne aumenta la forza, e più aumenta il riscaldamento globale

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Uno studio sull’impatto degli uragani negli Stati Uniti mostra che i danni provocati alle foreste possono diminuire la capacità di assorbire anidride carbonica, quindi dare un importante contributo al riscaldamento globale. I ricercatori della Tulane University del Dipartimento di Ecologia e Biologia Evoluzionistica hanno esaminato l’impatto dei cicloni tropicali sulle foreste degli Stati Uniti dal 1851 al 2000 e hanno rilevato che i cambiamenti nella frequenza degli uragani potrebbe contribuire al riscaldamento globale. I risultati saranno nel prossimo numero di Proceedings of the National Academy of Sciences.

Gli alberi assorbono l’anidride carbonica per crescere, e la rilasciano quando muoiono, a causa della vecchiaia, o perché abbattuti dall’uomo o dagli uragani. L’importo annuale di biossido di carbonio prodotto da una foresta rimosso dall’atmosfera è determinato dal rapporto tra la mortalità e la crescita dei vari alberi. Quando questi sono stati distrutti in massa dagli uragani, non solo ci sarà un minor numero di alberi nella foresta per assorbire i gas a effetto serra, ma le foreste potrebbero diventare responsabili delle emissioni di biossido di carbonio, che causano il riscaldamento del clima.

Nuovi fattori per il calcolo delle tempeste: eruzioni vulcaniche e polvere

Il riscaldamento delle acque dell’Oceano Atlantico, negli ultimi decenni, è dovuto in gran parte al calo delle polveri dai deserti africani e dalle inferiori emissioni vulcaniche. Secondo un nuovo studio americano, sarebbero queste le nuove cause del surriscaldamento globale, oltre all’inquinamento e a tutto ciò che conosciamo molto bene.

Dal 1980, il riscaldamento del Nord Atlantico tropicale è stato in media di mezzo grado Fahrenheit (un quarto di grado Celsius) per dieci anni. Mentre tale numero può sembrare piccolo, si può tradurre in grossi impatti sugli uragani, che sono alimentati dal caldo della superficie delle acque, spiega Evan Amato, membro del team di studio della University of Wisconsin-Madison. Ad esempio, la differenza di temperatura nell’oceano tra il 1994, un anno tranquillo per gli uragani, ed il 2005, in cui si è registrato il record di tempeste (compreso l’uragano Katrina), è stato di appena 1 grado Fahrenheit.

Record di uragani in Atlantico nel 2008, colpa del riscaldamento globale e della Niña

La stagione degli uragani atlantici si chiude ufficialmente proprio oggi, 30 novembre 2008, e già si tirano le prime somme su quella che è stata una delle attività più intense mai registrate prima d’ora.
O più precisamente una delle stagioni più attive degli ultimi 64 anni, da quando cioè sono iniziate le registrazioni dettagliate e la catalogazione del numero delle tempeste annuali.

Sulla base di una stima effettuata dal NOAA National Hurricane Center, nel corso del 2008 nell’area atlantica si sono formate ben 16 tempeste tropicali. Tra queste, otto erano uragani, cinque dei quali con una forza tre o superiore a tre. Queste cifre concordano con quelle che erano state le previsioni degli scienziati nel mese di maggio e agosto. Gli studiosi avevano messo in conto il verificarsi di 14-18 tempeste tropicali, anche se la media stagionale è di circa undici tempeste, di cui generalmente sei si trasformano in uragani, solo due in uragani di dimensioni preoccupanti.

In futuro gli uragani potranno essere solo peggiori

Non diteci che siamo catastrofici, ma pare essere proprio così, e la dimostrazione l’abbiamo avuta in questi ultimi anni: ogni uragano che arrivava era sempre peggio di quello precedente. I recenti uragani nei Caraibi e sulla costa del Golfo sono costati migliaia di vite e miliardi di dollari agli americani.

E’ vero, gli uragani non sono una novità nell’Atlantico e nel Golfo del Messico, soprattutto tra i mesi di Giugno e Novembre di ogni anno. Ma molti fattori, naturali e artificiali, possono influire sul numero, la forza, la grandezza e l’impatto che possono provocare, anche in diverse stagioni.

Da Katrina a Gustav, l’intensificarsi degli uragani è provocato dal riscaldamento degli oceani

Che il surriscaldamento della Terra e delle acque fosse un fenomeno tremendamente rischioso per molte specie viventi e per l’equilibrio degli ecosistemi globali, era un fatto noto da tempo ad esperti e a chiunque guardasse più in la dei telegiornali, approfondendo temi che raramente vengono toccati, se non di striscio, dai principali network di informazione.
Basti pensare che la circumnavigazione dell’artico, resa possibile per la prima volta dallo scioglimento in massa dei ghiacciai, è stata presentata quasi come una bella notizia, e il viaggio intorno al polo disciolto probabilmente andrà ad arricchire le brochures delle agenzie di viaggio, magari con vicino una bella foto degli orsi morti che galleggiano dopo essere caduti dagli iceberg e aver smarrito la terraferma.
In effetti, per gli esemplari alla deriva di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa mostrandovi una foto davvero terribile, non c’è più nulla da fare.
Sembra infatti che siano destinati a soccombere e a morire di una morte atroce, vista l’impossibilità per gli ambientalisti del WWF di portarli in salvo, impossibilità determinata dalle difficili, per non dire impossibili, operazioni di salvataggio.

Per quanto riguarda il polverone mediatico sollevato dall’arrivo dell’uragano Gustav, che ha portato all’evacuazione in misura preventiva, dopo l’esperienza tragica di Katrina, della città di New Orleans, c’è da dire che poco si è detto su giornali e televisioni delle cause che stanno determinando l’intensificazione e l’aumento di  potenza degli uragani tropicali.
I ricercatori della Florida State University e dell’università Wisconsin-Madison hanno recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Nature uno studio che fa luce sui fattori determinanti il fenomeno.

Trovata la causa delle basse temperature della primavera, si chiama “La Niña”

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Per chi si preoccupava del riscaldamento globale, la natura ha previsto una soluzione. Si chiama “La Niña”, ed è il contrario del vecchio “El Niño“, cioè il processo di riscaldamento dei venti e dei mari.

Se vi state chiedendo come mai quest’anno la primavera sembra non arrivare mai, la risposta la danno gli esperti dell’Organizzazione Metereologica Mondiale, con sede a Parigi. Secondo i loro dati, quest’anno sarà un’anomalia rispetto agli ultimi. Infatti oltre alla primavera in cui saremo costretti ad indossare i cappotti, anche l’estate sarà meno afosa del solito, dato che sono previste temperature ben al di sotto della media.

Ciclo di coltivazione delle piante e cambiamenti climatici: l’apoteosi del disastro

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Il terzo millennio è iniziato all’insegna dei cambiamenti globali del pianeta, provocati dall’uomo, nello sfruttamento sconsiderato delle risorse, nell’ignoranza completa di qualsiasi norma di rispetto della natura e dell’ambiente.
Conseguenza più evidente delle innaturali modifiche apportate dalla civiltà umana, il fenomeno dell’effetto serra, e i conseguenti mutamenti climatici che ne sono l’effetto immediato.

L’uso dei combustibili fossili ha alterato la composizione dell’atmosfera ed il ciclo naturale del carbonio. Attraverso il meccanismo della fotosintesi, l’anidride carbonica viene fissata dalle piante e ritorna in circolazione tramite processi di decomposizione; la combustione di petrolio, carbone e gas immette nell’atmosfera una quantità eccessiva di anidride carbonica accumulata in tempi geologici nel sottosuolo in miliardi di anni.

Uragani e surriscaldamento terrestre: da Londra dati preoccupanti.

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I cambiamenti nella temperatura della superficie del mare sarebbero causa dell’aumento dell’attività degli uragani nel Nord Atlantico. La ricerca, effettuata da alcuni scienziati dell’ UCL (University College of London), mostra che un aumento di 0,5 ° C della temperatura della superficie del mare è causa di un incremento del 40% degli uragani. Lo studio, condotto dal professor Mark Saunders e dal dottor Adamo Lea del Benfield Hazard Research Centre e dagli scienziati dell’UCL Tropical Storm Risk, ha rilevato come tra il 1996 ed il 2005 nell’Atlantico vi sia stato un aumento del fenomeno uragani connesso al riscaldamento della superficie locale del mare.

La ricerca si concentra sulle tempeste tropicali che hanno colpito il Nord Atlantico, il Mar dei Caraibi ed il Golfo del Messico, un’area, questa, che produce quasi il 90% degli uragani. In particolare prende in analisi le tempeste tropicali che hanno raggiunto gli Stati Uniti nell’arco di tempo compreso tra il 1950 ed il 2005. Per quantificare il ruolo del riscaldamento del mare, è stato necessario prima capire l’interazione tra la circolazione atmosferica e la temperatura in superficie del mare e come quest’ultima fosse connessa all’aumento della frequenza dell’attività degli uragani.