emissioni diesel cancerogene

Scarichi diesel cancerogeni, Codacons chiede sequestro veicoli a Milano

emissioni diesel cancerogeneIl Codacons chiede il sequestro dei veicoli diesel sul territorio di Milano e provincia. In seguito a quanto dichiarato dagli esperti dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i gas di scarico diesel sono ora classificati nel gruppo 1, ovvero nel gruppo delle sostanze la cui cancerogenità è accertata. Da qui la richiesta, che ha già scatenato forti dibattiti, espressa ieri dal Codacons.

Cloridrato di alluminio

Cloridrato di alluminio

Il cloridrato di alluminio è una sostanza chimica, che rientra tra i sali di alluminio, che negli ultimi tempi ha avviato un acceso dibattito tra chi afferma sia cancerogena e chi crede che si tratti esclusivamente di una bufala. Questa sostanza, come tante altre, è contenuta in diversi prodotti, come ad esempio i deodoranti, ed essendo un derivato di alluminio la teoria di chi punta il dito contro tali prodotti è che ostruisca la pelle, limitandone la traspirazione. Una pratica che, a lungo termine, può favorire l’insorgere del cancro. Il problema, cancro o meno, è che i prodotti a base di alluminio aumentano l’inquinamento, visto che l’attività di estrazione di questo metallo è tra le più tossiche al mondo.

Alcuni detergenti domestici inquinano l’acqua e diventano cancerogeni per l’uomo

trattamento acque reflue

Gli scienziati dell’American Chemical Society hano segnalato di aver trovato la prova che alcuni ingredienti utilizzati nella composizione di shampoo, detersivi e detergenti per uso domestico possono essere una fonte di materiali precursori per la formazione di un contaminante sospetto cancerogeno che finisce nelle riserve di acqua che ricevono le acque reflue degli impianti di depurazione.

Lo studio getta nuova luce sulle possibili fonti ambientali di questo contaminante poco conosciuto, chiamato NDMA, che è fonte di preoccupazione costante per i funzionari della sanità. Il loro studio è stato pubblicato sulla rivista dell’ACS Environmental Science & Technology.

Vino al metanolo, altro che mozzarella di bufala

23_bicchiere-vino.jpg

Nel 1986, in un’azienda vinicola di Veronella, vicino Verona, fu trovato il famoso vino al metanolo che era costato la vita a 19 persone e la perdita della vista ad altre 15. 22 anni dopo la storia si ripete. Nella stessa tenuta vengono ritrovati composti chimici che somigliavano a vino (anche se di uva ce n’era solo un terzo), altamente rischiosi per la salute umana.

Questa volta l’inquinamento del made in Italy non c’entra niente con lo smog o l’effetto serra, ma la responsabilità è della mano volontaria dell’uomo. Il titolare in questione si chiama Bruno Castagna, e la sua produzione di vino stimata è di circa 70 milioni di litri messi in vendita in confezioni di vino a basso costo. La destinazione è Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia, e una decina di aziende tra la Puglia e la Sicilia.