Fotografie delle viscere della Terra, la magica esperienza di due appassionati di speleologia

Chi di voi non ha mai immaginato di vivere un’avventura nelle viscere della Terra, dopo aver letto il romanzo di Jules Verne? Oppure è rimasto incollato davanti al televisore durante il film Viaggio al centro della Terra? E ha comprato i biglietti mesi in anticipo per l’uscita al cinema del remake del film del 1959 in 3D, lo scorso anno?
Ebbene tutti gli appassionati di fantascienza e i curiosi che vorrebbero esplorare il cuore della Terra possono ammirare, e consolarsi, con gli scatti fotografici di Paolo Seregni, architetto di Milano, e Luca Cerini, informatico di Arezzo, con la passione per la speleologia…e l’avventura.

I due amici hanno intrapreso un viaggio nel sottosuolo, tra grotte e laghetti carsici, piccole fenditure della roccia e ambienti bui, ma che illuminati da torce o da piccole fessure della terra, hanno rivelato colori intensi e accesi come quelli che vedete in fotografia. Sono partiti dalla Valle d’Aosta, hanno attraversato la Val d’Ayas, ai piedi del Monte Rosa, le miniere Chuc Servette, e sono giunti in Lombardia, a Caval Lizza e Valvassera, nella provincia di Varese.

Energia geotermica dalle miniere in disuso

miniere-energia-geotermicaLe vecchie miniere cadute in disuso e chiuse da tempo potrebbero essere utilizzate per creare energia geotermica, sfruttando i tunnel esistenti come canale di trasporto per fornire di energia le località circostanti, città, paesi o periferie che siano. A dirlo sono due ingegneri dell’Università di Oviedo, la cui ricerca è stata pubblicata dalla rivista Renewable Energy. Il metodo sviluppato dai due studiosi rende possibile stimare la quantità di calore che potrebbero fornire i tunnel. Come spiega Rafael Rodríguez, della Scuola tecnica superiore Ingegneria Mineraria di Oviedo:

Un modo per creare energia geotermica a bassa intensità potrebbe essere convertire i pozzi minerari in caldaie geotermiche, che potrebbero fornire riscaldamento e acqua calda per le persone che vivono nelle vicinanze. Questo tipo di energia, che è ancora raramente utilizzato in Spagna, è ottenuto dal calore interno della Terra.

La miniera di São Domingos inquina ancora dopo 40 anni dalla chiusura

Nonostante sia stata chiusa nel lontano 1966, 43 anni fa, la miniera di São Domingos, in Portogallo, situata a cinque chilometri dal confine spagnolo, continua a contaminare le acque del fiume che sfocia nella diga di Chanza, il più grande serbatoio di acqua potabile nella provincia di Huelva. La foto sopra fa alquanto rabbrividire.
Secondo uno studio condotto da un gruppo di scienziati dell’Università di Huelva, pare infatti che l’ossidazione e la dissoluzione di solfuri sono processi che non si sono mai arrestati in quella miniera, attivi ancora oggi, dopo molti anni.

La miniera portoghese di São Domingos si trova insieme ad altre miniere situate sul lato spagnolo, come Rio Tinto o Almagrera. La miniera abbonda di rifiuti altamente contaminanti. Attiva tra 1857 e 1966, nel corso del tempo ha generato sostanze acide a causa dell’ossidazione dei rifiuti solforici.
Secondo Antonio M. Álvarez-Valero, autore dello studio pubblicato recentemente sulla rivista Environmental Geology e attualmente ricercatore presso l’Istituto andaluso di Scienze della Terra (Università di Granada – CSIC):

La preoccupazione è giustificata dal punto di vista ambientale. I rifiuti da cui deriva questa ossidazione generano l’acidificazione delle acque, contaminando il bacino.
E l’acido di scarico di São Domingos colpisce la diga di Chanza,, il più grande serbatoio di acqua potabile che serve Huelva, in quanto le sostanze inquinanti sono sottoposte ad una “relativa attenuazione”.