Mancano solo 24 ore prima che Klimahouse 2012, la fiera internazionale per l’efficienza energetica e la sostenibilità edilizia, prenda il via a Bolzano, dal 26 al 29 gennaio 2012. Interessanti novità sul mercato dell’energia e della Bioedilizia, ma anche incontri e convegni sulle soluzioni progettuali e di costruzione per edifici ad energia “quasi zero” e a bilancio energetico positivo, nell’ambito del progetto “Pillole di energia” promosso da Il Sole 24 Ore Arketipo.
Summit & Congressi
Rio+20: rivelato l’ordine del giorno
All’inizio del Rio+20 mancano ancora 5 mesi circa, ma un documento lasciato trapelare qualche giorno fa ha rivelato l’ordine del giorno che terrà banco durante il meeting. La conferenza che vedrà partecipare i principali rappresentanti dei Paesi mondiali, avrà inizio il prossimo 20 giugno a Rio de Janeiro ed anche se non prevederà, come il suo predecessore del 1992, un documento su cui tutti dovranno convergere, sarà un nuovo passo in avanti verso un accordo per mitigare il riscaldamento globale.
Ambiente e territorio, workshop sulle aree protette al Bioparco di Roma
Si inaugura questo pomeriggio un ciclo di conferenze, visite guidate e workshop dal titolo “Aree protette urbane e periurbane: la fruizione per le attività sportive”, promosso dal Bioparco di Roma, in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata, la Società Geografica Italiana, l’Università Estadual e lo zoo di Rio de Janeiro.
L’accordo di Durban non salverà il pianeta
Il mondo ha salutato quasi con un applauso la notizia che a Durban era stato trovato un accordo sul clima, ma purtroppo questo clamore poteva far felice soltanto chi di ambiente e di ecologia capisce poco o nulla perché si informa solo al tg o sui grandi giornali che, con tutto il rispetto, non seguono tutti i giorni questi argomenti. Come affermato anche su queste pagine diversi giorni fa, l’idea di far iniziare qualsiasi tipo di restrizione dopo il 2020 equivaleva ad un suicidio perché per allora sarà troppo tardi, ed infatti oggi arriva la conferma da parte di diversi scienziati e ambientalisti che non si dicono affatto contenti dell’accordo.
Congresso di Durban: nei tempi supplementari gli Usa firmano il rinvio, e si scoprono persino i sabotatori
Che qualcuno remasse contro i negoziati sul clima, già lo si sospettava. Ma che queste persone lavorassero alla luce del sole, bè questo è davvero incredibile. Fatto sta che sabato sera è stato reso noto che tra i banchi dei delegati delle varie nazioni è stata fatta circolare una bozza di trattato a firma Europa, Messico, Brasile, Sudafrica, Cina e India, secondo cui i trattati si sarebbero dovuti iniziare già a metà 2012 e concludersi entro il 2020. Per fortuna che i delegati di questi sei Paesi se ne sono accorti in tempo (peraltro la data era sbagliata ed il carattere usato non era quello corretto) ed hanno sconfessato tale testo in quanto, nella delicata partita sul clima, sarebbe bastato questo per far saltare il tavolo.
Congresso di Durban: il testo c’è, ma manca l’accordo
La conferenza sul clima di Durban è terminata ieri sera con una notizia buona ed una cattiva. La buona è che l’Europa ha redatto il testo definitivo su cui, bene o male, tutti concordano. La cattiva è che ancora nessuno lo ha firmato, rinviando ogni discorso, come lo ha definito il Guardian, ai “tempi supplementari”. Questa mattina infatti i colloqui continueranno fuori programma, anche se non ci si attendono grosse novità.
Congresso di Durban: si va verso il rinvio dei trattati
Siamo ormai a poche ore dalla chiusura del congresso di Durban, ed a meno che questa sera non accada qualcosa di eccezionale, verranno confermate le predizioni fatte su queste pagine sin da prima dell’inizio della conferenza. Siamo molto vicini ad un accordo, ma molto probabilmente questo non si farà e tutto verrà rimandato al Rio +20 di giugno o forse anche oltre. Ieri un altro passo in avanti è stato compiuto dai Paesi più recalcitranti: Brasile, Canada, Giappone e l’Unione Africana hanno deciso di unirsi all’Europa, e gli Stati Uniti hanno ammorbidito la propria posizione.
Congresso di Durban: Europa e Cina sempre più vicine, e parte la proposta di smettere di finanziare chi inquina
Luci ed ombre si susseguono nelle ultime convulse giornate della conferenza sul clima di Durban dove, come sempre, si è arrivati agli sgoccioli per rendersi conto che non si è concluso granché. A differenza dei precedenti incontri però, un risultato si è ottenuto: alcuni Paesi sono più vicini almeno negli intenti. Se per un accordo globale bisognerà attendere forse altri 3-4 anni, negli ultimi giorni si è avuto un risultato molto importante: la Cina si è avvicinata alle posizioni europee ed ora gran parte delle nazioni potrebbero cominciare a trattare per uno stesso obiettivo.
Congresso di Durban: rimandata ogni decisione?
Come già successo, la storia si ripete. Gli ultimi giorni del congresso sul clima sono quelli che offrono maggiori speranze, per arrivare poi in extremis a far crollare ogni costruzione. Ed è quello che potrebbe essere accaduto ieri, a tre giorni dal fischio finale. A far precipitare i trattati è nuovamente l’India, dopo una leggera apertura qualche giorno prima, la quale ha respinto categoricamente un trattato unico vincolante proposto dall’Europa.
Congresso di Durban: Cina e Brasile aprono ad un accordo ma pongono le condizioni
Buone notizie da Durban dove pare che proprio in extremis si possa trovare un accordo. Dopo che ieri l’India si era detta disponibile a trattare, oggi apre al discorso emissioni persino la Cina, l’unico Paese che finora era rimasto rigido sulle sue posizioni, tirandosi dietro il terzo Paese più inquinante tra quelli in via di sviluppo, e cioè il Brasile. Il piano al 2020 proposto dall’UE piace, anche se la Cina non può accettarlo in toto. Ed infatti per aderirvi ha posto delle condizioni.
Congresso di Durban: l’India si schiera con l’Europa
Forse siamo ad un punto di svolta nei trattati sul clima di Durban. Nella giornata di ieri il rappresentante dell’India, uno dei due Paesi che di fatto reggono i fili dell’intesa, ha deciso di schierarsi con l’Europa in favore di un accordo per ridurre le emissioni per mantenere sotto controllo l’incremento delle temperature. La decisione è maturata nella serata di domenica dopo che 42 Stati insulari e 48 Paesi sottosviluppati si erano dichiarati favorevoli alla sottoscrizione di una sorta di prolungamento del protocollo di Kyoto.
Congresso di Durban: ex ministro inglese chiede di sospendere il Protocollo di Kyoto
Come fare per salvare il protocollo di Kyoto? Basta sospenderlo. E’ questa la proposta shock di John Prescott, ex ministro laburista del Governo britannico ed uno dei fautori dell’adesione della Gran Bretagna al trattato. L’idea Prescott l’ha presentata a Durban, in occasione della conferenza sul clima COP17, e si basa su una sospensione temporanea dei termini del trattato.
Congresso di Durban: le maggiori potenze rinviano la decisione e l’Africa ne paga le conseguenze
Non è un caso che il meeting sui cambiamenti climatici si tenga a Durban, in Sudafrica. Il Continente africano infatti è quello più colpito dagli effetti del riscaldamento globale, nonostante sia anche quello meno responsabile di tale cambiamento. Sarà che forse le conseguenze sul proprio territorio non sono ancora ben visibili, ma l’impressione negli ambienti del congresso è che i Paesi maggiormente industrializzati siano tentati di rinviare ogni decisione. Come peraltro hanno sempre fatto, ma stavolta è anche peggio.
Congresso di Durban: Europa più dura del solito mentre gli Usa chiedono a Obama di fare qualcosa
Una svolta nelle trattative di Durban potrebbe essere stata impressa nelle ultime 24 ore. Anche se siamo ancora lontani dal trovare un accordo reale, due eventi hanno cambiato la storia del meeting. Prima di tutto c’è stata una presa di posizione dell’Unione Europea che, attraverso Joanna Mackowiak-Pandera, sottosegretario all’Ambiente della Polonia che ha parlato a nome dell’Ue, ha preso una posizione netta e autoritaria sul problema delle emissioni. E poi c’è stata una sorta di “minaccia” nei confronti di Obama da parte della sua stessa parte politica che gli ha fatto intendere che rischia la rielezione se tornerà dal Sudafrica ancora a mani vuote.