La Danimarca non userà più combustibili fossili

La Danimarca potrebbe essere il primo Stato dell’Unione europea ad abbandonare l’uso dei combustibili fossili per la produzione di energia. A dirlo è un rapporto dell’agenzia governativa danese. Molto entusiasta, il primo ministro Lars Rasmussen, ha annunciato questa mattina durante una conferenza

Il mio governo studierà le raccomandazioni del rapporto molto da vicino, e presenterà una road map con una data per liberarci dai combustibili fossili saremo uno dei primi paesi al mondo. Un piano per una transizione come questa toccherà ogni settore della società, e implicherà scelte molto difficili.

L’abbondono dei combustibili fossili per coprire interamente il fabbisogno energetico della Danimarca sarà raggiunto entro il 2050 ma già è stata annunciata in parte la strategia per limitare i consumi di energia nel Paese: incentivazione e sviluppo fino a 6 volte dell’energia eolica e aumento della tassa sull’inquinamento da combustibili fossili 10 volte tanto rispetto a quella attuale.

Petrolio addio, arriva il carburante sintetico

I ricercatori della Purdue University hanno sviluppato una struttura che potrebbe fargli capire esattamente come il carbone e la biomassa possano essere ripartiti nei reattori, chiamati gassificatori, per trasformarli in carburante sintetico.

Uno degli obiettivi principali è quello di essere in grado di produrre una quantità significativa di carburante sintetico per il sistema di trasporto aereo degli Stati Uniti per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio

ha spiegato Jay Gore, il presidente dell’Università Reilly e docente di Combustion Engineering alla Purdue. La ricerca è parte del lavoro per sviluppare un sistema per la generazione di grandi quantità di carburante sintetico da rifiuti agricoli, altra biomassa o carbone che sarebbero trasformati in gas, il quale a sua volta verrebbe convertito in carburante liquido.

Biodiesel, scoperta nuova fonte: il burro da cucina

La ricerca di nuove materie prime per la produzione di carburante biodiesel ha portato gli scienziati ad un prodotto di facile accesso in tutte le case, e di conseguenza a basso costo: il burro. In un nuovo studio pubblicato su ACS, il bi-settimanale del Journal of Agricultural and Food Chemistry, si segnala che il burro potrebbe essere utilizzato come materia prima eco-compatibile, o materia grezza, per produrre del gasolio pulito.

Michael Haas e colleghi citano l’aumento della domanda globale di biodiesel, e il desiderio di espandere la base delle materie prime, come fattori motivanti per le loro ricerche. I soli Stati Uniti si sono così impegnati a produrre 36 miliardi di galloni (136 miliardi di litri) di biocarburanti entro il 2022, un incremento significativo rispetto al livello attuale di produzione annuale di circa 11 miliardi di galloni (o circa 41 miliardi di litri). La maggior parte di questi è etanolo. Anche la produzione di biodiesel, ormai vicina al miliardo di galloni ogni anno negli Stati Uniti, è previsto che aumenti.

Alghe per produrre biocarburante, i primi risultati dalla spedizione in Antartide

Il ricercatore italiano Guido Bordignon ha annunciato i suoi primi risultati dopo la spedizione in Antardite per mettere a punto il suo progetto: produrre biocarburante dalle alghe. Come spiega lo studioso

Sono stato in Antartide dal 18 gennaio al 20 marzo, in una spedizione coordinata dallo Scripps Institute di San Diego e ho fatto una serie di campionamenti a caccia di nuove specie di fitoplancton da poter utilizzare per produrre biocarburanti.

Bioetanolo in crescita, Italia 11a per produzione in Europa

L’industria dei combustibili puliti in Europa continua a crescere, e seppure rispetto al passato l’incremento di produzione sia diminuito leggermente, il segno positivo per il nono anno consecutivo (dati 2009) è più che incoraggiante.

Secondo i dati di eBio (European bioethanol fuel association), attualmente in Europa si producono 3,7 miliardi di bioetanolo, di cui un terzo (1,25 miliardi) solo in Francia. Stilando una sorta di classifica dei Paesi produttori però, scopriamo che l’Italia è molto indietro, dato che si trova all’undicesimo posto su 17 Paesi superata, oltre che dalla Francia, anche da Germania, Spagna, Austria, Svezia, Polonia, Ungheria, Belgio, Slovacchia e Repubblica Ceca.

Pronto per il collaudo il primo elicottero alimentato da biocombustibile

elicottero biocombustibile

All’inizio di quest’anno è arrivata la notizia, direttamente dall’Australia, di un progetto che intendeva impiegare il concetto di elicotteri diesel con i combustibili puliti. Ebbene, a pochi mesi di distanza dalla presentazione del progetto siamo più vicini alla sua realizzazione di quanto pensasse. La Delta Elicotteri del Queensland, in Australia, ha quasi ultimato la preparazione del suo prototipo D2, il primo biodiesel al mondo.

Si prevede che il D2 Delta sarà messo a disposizione degli agricoltori nelle cascine isolate dell’Australia, dove l’utilizzo del diesel per i loro autocarri, trattori e macchine agricole è cosa nota. Il motore è stato assemblato dalla società statunitense DeltaHawk. I progettisti sostengono che esso brucia il 40% in meno di carburante standard dei motori dell’aviazione a benzina ed il 75% in meno rispetto ai motori a turbina aeronautica.

Non solo elettricità: il solare creerà anche biocarburanti

processo biocombustibile solare

Per decenni, la scienza ha cercato di trovare i modi più disparati per ottenere energia dal sole. Nella fotosintesi naturale però, le piante assorbono l’energia solare e l’anidride carbonica e quindi la convertono in ossigeno e zuccheri da miliardi di anni. L’ossigeno viene rilasciato nell’aria e gli zuccheri sono dispersi in tutta la pianta.

Sfortunatamente, l’attribuzione di energia luminosa in prodotti che usiamo oggi non è così efficace come si vorrebbe. Ora i ricercatori di ingegneria dell’Università di Cincinnati stanno cambiando questa visione. I ricercatori stanno trovando i modi per recuperare l’energia dal sole ed il carbonio dall’aria per creare nuove forme di biocarburanti, grazie ad una specie di rana semi-tropicale. I loro risultati sono appena stati pubblicati su Nano Letters.

Petrolio: il picco di produzione potrebbe avvenire 10 anni prima del previsto

estrazione petrolio

Gli sforzi delle energie alternative di attirare l’attenzione della società hanno ottenuto un premio: uno studio pubblicato sulla rivista della American Chemical Society’s Energy & Fuels ha rivelato che la tradizionale produzione di petrolio greggio potrebbe raggiungere il picco nel 2014: circa una decina di anni prima di quanto le previsioni avevano indicato in passato.

Lo studio, effettuato dagli scienziati in Kuwait, è basato su una versione modificata del modello di Hubbert, il quale è stato in grado di prevedere con precisione quando la produzione di petrolio raggiungerà il picco sin dal 1970, tenendo conto della complessità dei cicli di produzione di petrolio nei vari Paesi, i quali possono essere influenzati dai progressi tecnologici, dalla politica, dalle condizioni economiche e normative.

Biodiesel a maggiore efficienza dal cartamo

biodiesel cartamoIl rendimento del biodiesel prodotto da colture oleaginose come il cartamo potrebbe essere aumentato fino al 24 per cento con un nuovo processo sviluppato dai chimici della UC (University of California) Davis. Il metodo converte sia gli oli vegetali che i carboidrati in biodiesel in un unico processo, e dovrebbe anche migliorare le prestazioni del biodiesel, in particolare nella stagione fredda. Un documento che descrive il metodo, che è già stato brevettato, è on-line sulla rivista Energy & Fuels.

I metodi convenzionali di produzione del biodiesel prevedono l’estrazione di oli vegetali che vengono convertiti successivamente in esteri alchilici di acidi grassi.

Questi ultimi possono essere utilizzati per fornire energia ai motori, ha dichiarato Mark Mascal, professore di chimica alla UC Davis e co-autore dello studio, insieme al ricercatore Edward Nikitin. Questo processo esclude dalla lavorazione la porzione di carboidrati della pianta: gli zuccheri, gli amidi e la cellulosa che compongono gli steli, le foglie, le bucce, i semi e le altre strutture.

La British Airways annuncia l’utilizzo di un carburante proveniente dai rifiuti

British-Airways-biomassa

La battaglia (positiva) delle compagnie aeree per diventare il meno inquinanti possibile oggi si arricchisce di un nuovo capitolo. Dopo che l’Aeronautica Militare degli Stati Uniti ha annunciato di aver abbassato a costi competitivi il carburante per i jet proveniente dalle alghe, il quale potrà essere disponibile già entro pochi mesi, anche gli inglesi non vogliono essere da meno ed annunciano la loro proposta per il volo verde.

Nonostante i suoi stretti profitti, dovuti principalmente agli elevati prezzi del petrolio, la compagnia di bandiera inglese, la British Airways, ha portato avanti ugualmente i suoi propri piani per il carburante sostenibile degli aerei, arrivando a produrre quello più sostenibile al mondo, riciclando i rifiuti provenienti dalle discariche.

Biocarburante dalle alghe: nei jet americani sarà testato tra un mese

jet ad alghe

Da qualche tempo il Pentagono sta vagliando diversi progetti sull’energia alternativa. Anche se probabilmente la finalità ultima non è l’ambientalismo, è bene che un’istituzione di questo rilievo dia tanta importanza all’indipendenza energetica. Almeno è un modo per accelerare ulteriormente la ricerca sulle rinnovabili.

E’ di circa un anno fa la notizia degli investimenti proprio del Pentagono sul carburante per jet a base di alghe. Allora, spiegavano gli addetti ai lavori, pareva che l’air force fosse molto vicina ad utilizzare un combustibile con un’impronta di carbonio pari a zero. Si era a livelli ancora sperimentali, ed entro un decennio questa tecnologia si pensava potesse diventare realtà. Ma il Dipartimento della Difesa americana, solo un anno dopo, ha segnalato che il suo sviluppo di combustibili provenienti dalle alghe potrebbe avvenire addirittura molto prima del previsto.

A che punto è la ricerca sui biocarburanti provenienti dai rifiuti?

compattatore rifiuti

Gli scienziati della Teesside University stanno cercando le risposte ad uno dei problemi più difficili a cui far fronte oggi: la produzione di energia, senza un’accelerazione del cambiamento climatico o danneggiare la produzione alimentare. I ricercatori stanno studiando i biocarburanti prodotti dai rifiuti, l’alternativa più “verde” ai combustibili fossili.

I biocarburanti possono apparire come la soluzione perfetta perché non sono produttori di sostanze nocive, ma creano un altro problema in quanto possono incoraggiare i contadini a coltivare colture energetiche a scapito di quelle alimentari, soprattutto nei Paesi più poveri del mondo.

Individuato metodo per creare biocombustibili più efficienti

biocarburante

Un team di scienziati dell’Università di Sheffield ha sviluppato un dispositivo innovativo che renderà la produzione di biocombustibili l’alternativa energetica più efficiente. Il gruppo di ricerca ha adattato un bioreattore unico per la produzione di carburanti alternativi rinnovabili, per sostituire i combustibili fossili, quali benzina e gasolio. La produzione di biocarburanti attualmente richiede enormi quantità di energia e quando il processo utilizza troppa energia, è antieconomico. Questo nuovo metodo consuma molta meno energia e potrebbe rivelarsi vitale per lo sviluppo economico nella produzione di carburanti alternativi.

Il team ha elaborato un bioreattore che crea microbolle con il consumo del 18% in meno di energia. Le microbolle sono bolle di gas in miniatura di meno di 50 micron di diametro in acqua. Esse sono in grado di trasferire i materiali in un bioreattore molto più rapidamente delle grandi bolle prodotte con tecniche di produzione convenzionale, consumando molta meno energia.

Il tabacco potrebbe essere il biocarburante del futuro

pianta di tabacco

I ricercatori dei laboratori biotecnologici della Thomas Jefferson University hanno individuato un modo per aumentare l’olio nelle foglie di tabacco, il quale può essere il passo successivo nell’utilizzo degli impianti per i biocarburanti. Il loro lavoro è stato pubblicato sulla rivista Plant Biotechnology Journal.

Secondo Vyacheslav Andrianov, professore assistente del Cancer Biology al Jefferson Medical College della Thomas Jefferson University, il tabacco è in grado di generare biocarburante più efficiente di altre colture agricole. Tuttavia, la maggior parte dell’olio si trova in genere nei semi, in quanto essi sono composti di olio per circa il 40% del peso a secco.