Polveri sottili

Polveri sottili

Le “particelle”, note come polveri sottili, particolato o PM, sono una miscela complessa di particelle estremamente piccole e goccioline liquide. L’inquinamento da particolato è costituito da un numero di componenti, tra cui gli acidi (come i nitrati e solfati), prodotti chimici organici, metalli, e particelle di suolo o di polvere.

La dimensione delle particelle è direttamente legata alla loro capacità di causare problemi di salute. L’EPA (l’Agenzia per l’ambiente americana), e l’Agenzia europea si sono dette preoccupate per le particelle che hanno 10 micrometri di diametro (PM10) o sono ancora più piccole. Il motivo della preoccupazione è dovuto al fatto che queste sono talmente piccole da essere in grado di passare attraverso il naso e la gola e penetrare nei polmoni. Una volta inalate, queste particelle possono influenzare il cuore e i polmoni e causare seri effetti sulla salute.

Bike sharing

Bike sharing

Il termine inglese designa il servizio di noleggio e condivisione (to share) di biciclette che molte amministrazioni comunali mettono a disposizione dei cittadini nell’ambito dei programmi di mobilità sostenibile intermodale. La bicicletta condivisa permette di risolvere il problema, ben noto agli ingegneri dei trasporti, dell’ “ultimo chilometro” ovvero del tratto di percorso che separa la fermata del mezzo pubblico dalla destinazione. Il concept, elaborato da Pedro Kanof con la finalità di far risparmiare sul costo della bicicletta, allora molto costosa, è del 1989.

Il bike sharing si basa sulla possibilità di prelevare e riconsegnare liberamente,24 ore su 24, le bici dalle stazioni disseminate per la città (alcuni sistemi impongono la riconsegna presso il parcheggio di prelievo). Le biciclette, che nei parcheggi sono bloccate con appositi dispositivi, si prelevano tramite l’utilizzo di una tessera o di una chiave con tecnologia contactless che viene rilasciata dopo la registrazione dell’utente. Questo agisce da deterrente per i furti.

Climategate

Climategate

In tal modo è stata soprannominata dai media la controversia del novembre 2009 per la quale gli scenziati del Climate Research Unit CRU, dell’Università di Est Anglia UK, sono stati accusati di aver manipolato i dati delle loro ricerche esagerando la minaccia del surriscaldamento globale. Per molti di loro venne evidenziata la sussistenza di un conflitto d’interessi dovuto al collegamento con movimenti o aziende che avrebbero beneficiato di incentivi economici e ricadute di immagine positive grazie all’imposizione di restrizioni alle emissioni di CO2.

Lo scandalo scoppiò quando alcuni tra email, documenti e software di modelli climatici provenienti dal server del CRU vennero caricate illegalmente su internet da alcuni hacker un mese prima del vertice mondiale sui cambiamenti climatici a Copenhagen.

Global warming

Global warming

Il termine derivato dalla letteratura scientifica inglese significa letteralmente riscaldamento globale ma si traduce in italiano in surriscaldamento globale. L’espressione riscaldamento globale, nella letteratura scientifica nazionale, si riferisce al lessico climatologico e designa tutte le fasi di innalzamento della temperatura media terrestre imputabili ad eventi naturali, che appartengono ai normali corsi e ricorsi della storia climatica del pianeta.

Il termine  global warming fa riferimento alla teoria che vede nel fattore antropico la causa dell’innalzamento della temperatura media dell’atmosfera attualmente in corso e lo sfociare di questa in entità in esiti imprevedibili. Esso consta nell’incremento della temperatura superficiale globale del pianeta di 0,74 ± 0,18 °C durante gli ultimi 100-150 anni.

BPA

BPA

Il bisfenolo A, meglio conosciuto semplicemente con la sigla BPA, è un estrogeno sintetico utilizzato per indurire il policarbonato di plastica, impiegato ad esempio nei biberon, nelle bottiglie dell’acqua e nella resina epossidica di cui si compongono gli involucri. Si tratta di un composto organico con due gruppi fenolo, noto anche come 2,2-bis (4-idrossifenil) propano, scoperto dal russo A.P. Dianin nel 1891.
Nella definizione della European Food Safety Authority, EFSA:

Il bisfenolo A (BPA) è una sostanza chimica usata prevalentemente in associazione con altre sostanze chimiche per produrre plastiche e resine. L’esposizione al BPA attraverso gli alimenti è dovuta al suo impiego in talune materie plastiche e altri materiali.

Car sharing

Car sharing

Car sharing, letteralmente automobile condivisa, è un servizio che mette a disposizione dei clienti automobili per periodi variabili (ore, giorni, settimane) pagando proporzionalmente al tempo di utilizzo del veicolo stesso. In genere trattasi di un servizio commerciale erogato da aziende specializzate o dalle aziende di trasporti urbani, spesso appoggiate dalle associazioni ambientaliste, dagli enti locali e dalle amministrazioni cittadine. L’azienda dispone di una flotta di auto di varie dimensioni dislocate in parcheggi il più possibile capillarmente diffusi nella città. L’utente prenota date ed orari di prelievo e di riconsegna del veicolo presso il parcheggio più comodo (che, pagando un extra possono anche non coincidere) e ne usufruisce liberamente.

Il prelievo del mezzo è concesso solo ad utenti iscritti al servizio. L’iscrizione consta di una quota annuale fissa, mentre gli altri costi saranno proporzionali all’uso del bene (quote a consumo) stimato in termini di tempo complessivo durante il quale si è avuto il possesso dell’auto ed effettivi chilometri percorsi. La società di servizio, dal suo canto, si assume la responsabilità della gestione del mezzo (assicurazione, manutenzione, carburante).

Car pooling

Car pooling

Car pooling letteralmente auto di gruppo. Designa la pratica, dapprima spontanea ed autorganizzata, poi evolutasi anche in soluzioni commerciali, di condividere per viaggi più o meno lunghi una vettura nel massimo numero di passeggeri trasportabili.

Il carpooling nasce negli anni 70 tra gruppi di persone residenti (vicine tra di loro) nei subborghi ed aventi le medesime esigenze di percorrenza di tratte ed orari di spostamento (studenti della medesima scuola, impiegati della stessa azienda etc…) e subisce un grande incremento di diffusione con l’avvento di internet e la conseguente apertura di piattaforme utili alla ricerca di co-passeggeri.

Etanolo (alcool etilico)

Etanolo

Il combustibile etanolo è l’alcool etilico dello stesso tipo che si trova nelle bevande alcoliche. Esso viene utilizzato come carburante per l’autotrazione, soprattutto come additivo per la benzina e, proveniendo da materie prime biologiche, è chiamato biocarburante. La produzione mondiale di etanolo per carburanti da trasporto è triplicata tra il 2000 e il 2007 da 17 miliardi a più di 52 miliardi di litri. Nel 2009, a livello mondiale, la produzione di combustibile etanolo ha raggiunto i 73,9 miliardi di litri.

I due Paesi che più di tutti gli altri utilizzano l’etanolo sono Brasile e Stati Uniti, i quali insieme costituiscono l’86% del consumo totale (dati anno 2009). Questa sostanza viene mescolata alla benzina normale. Negli Stati Uniti la maggior parte dei casi prevede che l’etanolo sia il 10% della composizione totale della benzina, in Brasile è addirittura diventata una miscela obbligatoria, e dal 2007 la legge stabilisce che un pieno dev’essere composto dal 25% di etanolo e dal 75% di benzina.

Desertificazione

Desertificazione

La desertificazione è un processo di degradazione del suolo nelle zone aride, semiaride e subumide, che può essere causato da diversi fattori, tra cui le attività umane e i cambiamenti climatici. Il terreno sfruttato intensamente per attività agricole, pastorizia o per necessità industriali, perde progressivamente la capacità di sostenere la vita animale e vegetale, non è dunque più in grado di alimentare gli ecosistemi. La desertificazione non riguarda solo la perdita della capacità di risorse di un terreno, ma anche la perdita di offrire servizi per l’uomo.

L’effetto della desertificazione, uno dei primi fenomeni di dissesto ambientale, è stato analizzato per la prima volta a Nairobi nel 1977, nella Conferenza delle Nazioni Unite sulla Desertificazione (UNCOD, United Nations Conference on Desertification). Si decise di intervenire con l’adozione del Piano d’Azione per Combattere la Desertificazione (PACD, Plan of Action to Combat Desertification). Dal 1984 si è attivato anche il Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) affinché la desertificazione venisse prevenuta o almeno controllata. Da quella data ad oggi, tuttavia oltre 3590 milioni di ettari di territorio sono stati colpiti dalla desertificazione che ogni anno causa la perdita di oltre 24 miliardi di tonnellate di terra coltivabile.

Protocollo di Kyoto

Protocollo di Kyoto

Il Protocollo di Kyoto è un accordo internazionale legato alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La caratteristica principale del protocollo di Kyoto è che fissa obiettivi vincolanti per i 37 Paesi industrializzati più la comunità europea per la riduzione dei gas serra. Tale riduzione ammonta ad una media del 5% (che varia come vedremo più avanti) rispetto ai livelli del 1990 da raggiungere nel periodo di cinque anni 2008-2012.

La distinzione principale tra il protocollo e la convenzione è che, mentre la seconda incoraggiava i Paesi industrializzati a stabilizzare le proprie emissioni di gas serra, il protocollo impegna, chi lo ratifica, a farlo. Riconoscendo che i Paesi industrializzati sono i principali responsabili degli attuali livelli di emissioni di gas serra nell’atmosfera a seguito di più di 150 anni di attività industriale, il protocollo pone un onere maggiore per le nazioni sviluppate in base al principio delle “responsabilità comuni ma differenziate”.

Biodegradabile


Biodegradabile

Con il termine biodegradabile si indica la proprietà delle sostanze organiche di decomporsi naturalmente, ovvero di venire scomposti da sostanze complesse ad elementi più semplici. Sono i batteri saprofiti ad attaccare la sostanza decomponibile, estraendone gli enzimi necessari alla trasformazione. A quel punto il processo di biodegradabilità, definibile come la capacità di un materiale di decomporsi nel tempo a seguito di attività biologica, si conclude con l’assorbimento nel terreno, a differenza di quanto avviene con i prodotti non biodegradabili che inquinano l’ambiente.

La qualifica di biodegradabile oggi è spesso associata a prodotti rispettosi dell’ambiente. La maggior parte delle sostanze chimiche sono biodegradabili, a variare e a fare la differenza è piuttosto la quantità di tempo necessaria all’operazione, le sostanze finali prodotte dal processo, più o meno inquinanti, e la presenza in natura di batteri capaci di decomporre il materiale. Un pezzo di pane si decompone piuttosto rapidamente, mentre la plastica resterà inalterata per decenni.

Acidificazione degli oceani

Con acidificazione degli oceani si indica la decrescita del pH delle acque oceaniche provocato dall’assorbimento di anidride carbonica dall’atmosfera. L’anidride carbonica a contatto con l’acqua si scioglie producendo acido carbonico, H2CO3: maggiori saranno le concentrazioni di CO2 più aumenterà l’acidità degli oceani.

Gli oceani hanno ridotto gli effetti del riscaldamento globale per migliaia di anni assorbendo anidride carbonica. Ora la chimica di base degli oceani sta cambiando anche a causa della nostra attività, con conseguenze devastanti per la vita marina.
Una delle cause principali del riscaldamento globale è l’aumento di gas serra, tra cui figura l’anidride carbonica, generata principalmente attraverso la combustione di combustibili fossili e nel ciclo di respirazione della vegetazione. Nel corso del tempo, gli oceani hanno contribuito a limitare questo problema attraverso l’assorbimento dell’anidride carbonica in eccesso. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration, NOAA, gli oceani hanno assorbito quasi la metà delle emissioni di combustibili fossili che abbiamo generato nel corso degli ultimi 200 anni.

Energia Idroelettrica

Energia Idroelettrica

L’energia idroelettrica (o energia dall’acqua) è la più importante fonte di energia rinnovabile al mondo, l’unica abbastanza competitiva da contendere il primato di energia più sfruttata ai combustibili fossili e all’energia nucleare. Negli ultimi trenta anni circa, la produzione di energia nelle centrali idroelettriche è triplicata, ma la quota di diffusione è stata aumentata solo del 50% (dal 2,2% al 3,3%). Le centrali nucleari nello stesso periodo facevano registrare una crescita di quasi cento volte più alta nella produzione ed una quota di 80 volte maggiore.

Questa disparità è stata causata delle restrizioni di cui soffre l’energia idroelettrica. Non può essere utilizzata in tutti i settori, perché ha bisogno di abbondanza di acqua che scorre veloce, e che deve essere sempre presente durante tutto l’anno, perché l’elettricità non può essere accumulata a buon mercato. Per alleviare l’effetto delle oscillazioni dei livelli d’acqua, sono state costruite alcune dighe, specialmente nei laghi.

Piogge acide


Piogge acide

Con piogge acide si indicano le precipitazioni, a deposizione secca o umida, che contengono una quantità più alta rispetto ai valori norma di acido nitrico e solforico. La formazione delle piogge acide è attribuibile sia a fattori naturali, vulcani e vegetazione in decomposizione, sia all’uomo, responsabile delle emissioni in atmosfera di biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) derivanti dalla combustione di combustibili fossili.
Negli Stati Uniti, circa 2/3 di tutti i SO2 e 1/4 di tutti i NOx provengono dalla produzione di energia elettrica basata sui combustibili fossili, come il carbone. Le piogge acide si verificano quando questi gas nell’atmosfera reagiscono con l’acqua, con l’ossigeno e con altre sostanze chimiche per formare vari composti acidi. Il risultato è una soluzione di acido solforico e acido nitrico. Quando l’anidride solforosa e gli ossidi di azoto vengono liberati dalle centrali elettriche e da altre fonti, i venti soffiano questi composti attraverso i confini statali e nazionali, a volte a centinaia di chilometri di distanza.

La deposizione umida si riferisce alla pioggia, alle nebbie a alla neve acida. Se le sostanze chimiche acide vengono emesse in aree a clima umido, ricadono sotto forma di pioggia, nebbia o foschia. Dal momento che l’acqua contaminata scorre sopra e attraverso il suolo, il fenomeno delle piogge acide colpisce pesantemente una varietà di piante e animali. La forza degli effetti dipende da diversi fattori, tra i quali l’acidità dell’acqua, la composizione chimica delle precipitazioni, la capacità di tamponamento dei terreni coinvolti, le specie di pesci, alberi ed altri viventi coinvolte.
Nelle zone in cui clima è secco, le sostanze chimiche acide si incorporano in polvere o fumo e ricadono al suolo attraverso deposizione secca, aderendo al terreno, agli edifici, alle auto ed agli alberi.